Come si misura la nostra vista e come si misurano le lenti correttive di cui abbiamo bisogno per venire incontro alle necessità dei nostri occhi? Scopriamolo insieme, nell’articolo di oggi.

Misurazione della vista: diottrie e decimi

Quando ti rechi dal tuo medico oculista, dopo l’esame della vista, viene rilasciata una prescrizione nella quale viene riportato lo stato della tua vista, ed eventuali difetti visivi. Spesso accompagnato dal termine diottrie, e decimi. Ma cosa significa?

Cosa sono le diottrie?

Per poter approfondire la tematica del “come si misura la vista”, e capire cosa siano davvero le diottrie delle quali si parla durante le visite oculistiche, in primo luogo è importante definire il significato di potere di rifrazione.

Con questo termine, infatti, si indica la capacità di una lente o di un sistema ottico di deviare i raggi luminosi provenienti da un oggetto esterno, in modo tale che questi possano formare un’immagine nitida e chiara. Se la diottria ne risulta essere l’unità di misura, quindi, essa non fa altro che identificare quanto una lente sia potente sul piano della rifrazione, cioè quanto sia in grado di intercettare i raggi luminosi per garantire una visione perfetta.

La diottria, quindi, può essere considerata una vera e propria unità di misura scientifica!

La scala delle diottrie

Le diottrie si possono rappresentare su una scala ideale con gradini che valgono 0.25 punti ciascuno. In base alle diottrie, quindi, è possibile quantificare e classificare la gravità del difetto della vista dal quale una persona risulta affetta. Ad esempio, nel caso della miopia, essa viene considerata lieve fino a -3 diottrie, intermedia fino a -6, elevata oltre quest’ultimo valore.

Quando si parla di diottrie, inoltre, vengono utilizzati i segni “più (+) o “meno (-) di fronte al numero. Perché il valore della diottria può essere

  • negativo (-), nel caso di lenti per occhio miope
  • positivo (+), nel caso di lenti per occhio ipermetrope

… e andare a definire la forma della lente correttiva che andremo ad indossare.

Nel caso dell’occhio miope, infatti, i raggi luminosi convergono non sulla retina, come dovrebbero, ma bensì davanti ad essa. Per convogliare i raggi luminosi sulla retina c’è bisogno quindi di una lente concava, ed è proprio quello che il segno meno va a indicare.

Un valore positivo indica, invece, una lente convessa, proprio come quella necessaria in presenza di un altro difetto della vista, ovvero l’ipermetropia. Anche in questo caso i fasci luminosi non vengono messi a fuoco sulla retina, ma, a differenza della miopia, convergono oltre essa.

Nel caso di un soggetto astigmatico, l’ottico o il medico riporteranno davanti al valore della diottria la sigla “Cyl” e le lenti utilizzate per correggere questo difetto sono definite lenti toriche.

«Ho 10 decimi!»

I famosi dieci decimi non hanno nulla da spartire con le diottrie. Se queste misurano quanto una lente è potente (nel senso della rifrazione), i decimi sono semplicemente frutto di una valutazione empirica e pratica.

Avere 10 decimi vuol dire leggere tutte le righe della tavola optometrica, ovvero tabellone dell’oculista, senza alcuna difficoltà, dimostrando di vedere perfettamente a 10 metri di distanza. Un esempio? Se i tuoi decimi risultano essere 8 su 10 significa che potrai vedere in modo nitido e senza sforzo fino ad una distanza di 8 metri.

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