Dolore agli occhi e inestetismi: quando a essere colpite sono le ghiandole poste sulle palpebre bisogna portare pazienza e curare il problema capillarmente, all’origine. La settimana scorsa abbiamo parlato del calazio, infiammazione che colpisce le ghiandole di Meibomio; oggi affrontiamo l’altra comune patologia, l’orzaiolo dell’occhio.

L’orzaiolo all’occhio: perché viene e che cos’è

L’orzaiolo è un’infezione delle ghiandole poste sulle palpebre che si presenta sotto forma di gonfiore; può insorgere sia nella palpebra superiore che in quella inferiore e internamente o esternamente: il rigonfiamento sarà all’interno in caso l’infezione abbia colpito le ghiandole di Meibomio (le stesse colpite dal calazio), all’esterno quando invece la zona infettata riguarda le ghiandole di Zeis. Entrambe le ghiandole interessate da questa patologia hanno come scopo la secrezione del sebo che aiuta la palpebra a scivolare sulla superficie dell’occhio senza traumi.

Come visto nel caso del calazio, anche quando colpite da orzaiolo queste ghiandole si ostruiscono e per questo non rilasciano il liquido usuale, che va a raccogliersi all’interno provocando il gonfiore e l’ulteriore infezione.

La differenza tra calazio e orzaiolo

Il processo è dunque lo stesso, ma esiste una differenza sostanziale tra orzaiolo e calazio, che è anche la causa scatenante delle due patologie: il calazio, infatti, come già visto in precedenza è un’infiammazione delle ghiandole di Meibomio; l’orzaiolo, invece, è una vera e propria infezione provocata da staffilococco.

Le cause dell’orzaiolo sono diverse: essendo altamente infettivo, può essere provocato dal contatto con un altro individuo colpito dal problema; quando sorge in maniera indipendente, invece, è dovuto per lo più da presenza di batteri al limite delle ciglia e da scarsa igiene dell’occhio. Tra le cause, in alcuni casi, vi è anche lo stress.

L’orzaiolo, se trascurato, può aggravarsi e tramutarsi in calazio: in tal caso andrà curato e trattato esattamente come l’infezione in questione.

La cura dell’orzaiolo all’occhio

L’orzaiolo è una patologia fastidiosa ma non grave; tuttavia, come ogni infezione va curato con attenzione. Per prima cosa sarà necessario recarsi dal medico per una diagnosi precisa: il rigonfiamento della palpebra può essere dovuto a diversi problemi e comprendere quale sia è una priorità.

Spesso il problema si risolve da sé: nel giro di pochi giorni, infatti, il rigonfiamento si apre senza il nostro intervento, lasciando finalmente fuoriuscire il liquido. È importante non tentare di aprire l’orzaiolo con le proprie mani, pena il rischio di propagare l’infezione; si potrà al massimo tentare di lenire il dolore e accelerare il processo con impacchi tiepidi sull’occhio.

Se il problema non si risolve entro pochi giorni, sarà il caso di intervenire farmacologicamente: le modalità più diffuse sono sotto forma di pomata o collirio contenenti antibiotici quali Tobramicina, Eritromicina e Vancomicina.

Quanto dura l’orzaiolo?

La buona notizia è che l’orzaiolo in genere, se diagnosticato, tenuto pulito e curato con le apposite pomate consigliate dal medico, ha vita molto breve: si parla di una media di 2-4 giorni prima dell’apertura spontanea del rigonfiamento. Come detto poco sopra, fondamentale è l’attenzione nel tenere pulita la zona, così da non incorrere in un ampliamento o nel prolificare dell’infezione.

Una patologia non grave se diagnosticata per tempo

L’orzaiolo all’occhio può insorgere comunemente sia in adulti che bambini ed è spesso risolto in breve e con poche precauzioni: in caso di rigonfiamento alla palpebra ricordate di rivolgervi al vostro medico di fiducia per una diagnosi immediata e precisa.

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