Dolore agli occhi e inestetismi: quando a essere colpite sono le ghiandole poste sulle palpebre bisogna portare pazienza e curare il problema capillarmente, all’origine. La settimana scorsa abbiamo parlato del calazio, infiammazione che colpisce le ghiandole di Meibomio; oggi affrontiamo l’altra comune patologia, l’orzaiolo dell’occhio.

L’orzaiolo all’occhio: perché viene e che cos’è

L’orzaiolo è un’infezione delle ghiandole poste sulle palpebre che si presenta sotto forma di gonfiore; può insorgere sia nella palpebra superiore che in quella inferiore e internamente o esternamente: il rigonfiamento sarà all’interno in caso l’infezione abbia colpito le ghiandole di Meibomio (le stesse colpite dal calazio), all’esterno quando invece la zona infettata riguarda le ghiandole di Zeis. Entrambe le ghiandole interessate da questa patologia hanno come scopo la secrezione del sebo che aiuta la palpebra a scivolare sulla superficie dell’occhio senza traumi.

Come visto nel caso del calazio, anche quando colpite da orzaiolo queste ghiandole si ostruiscono e per questo non rilasciano il liquido usuale, che va a raccogliersi all’interno provocando il gonfiore e l’ulteriore infezione.

Orzaiolo interno ed esterno

Esistono due tipologie principali di orzaiolo, classificate in base alla posizione che hanno al loro insorgere: stiamo parlando di orzaiolo interno o esterno.

  • Orzaiolo interno: si definisce “interno” il caso in cui l’orzaiolo appaia internamente alla palpebra. Le cause sono da ricercare nell’infezione di follicoli ciliari, di ghiandole di Zeis o di Moll.
  • Orzaiolo esterno: come suggerisce il nome, il rigonfiamento si presenta nella zona esteriore della palpebra, generalmente sul bordo. Questa è al tipologia di orzaiolo più dolorosa ed è quella provocata dall’infezione più classica delle ghiandole di Meibonio.

La differenza tra calazio e orzaiolo

Il processo è dunque lo stesso, ma esiste una differenza sostanziale tra orzaiolo e calazio, che è anche la causa scatenante delle due patologie: il calazio, infatti, come già visto in precedenza è un’infiammazione delle ghiandole di Meibomio; l’orzaiolo, invece, è una vera e propria infezione provocata da staffilococco.

Le cause dell’orzaiolo sono diverse: essendo altamente infettivo, può essere provocato dal contatto con un altro individuo colpito dal problema; quando sorge in maniera indipendente, invece, è dovuto per lo più da presenza di batteri al limite delle ciglia e da scarsa igiene dell’occhio. Tra le cause, in alcuni casi, vi è anche lo stress.

L’orzaiolo, se trascurato, può aggravarsi e tramutarsi in calazio: in tal caso andrà curato e trattato esattamente come l’infezione in questione.

Come curare l’orzaiolo

L’orzaiolo è una patologia fastidiosa ma non grave; tuttavia, come ogni infezione va curato con attenzione. Per prima cosa sarà necessario recarsi dal medico per una diagnosi precisa: il rigonfiamento della palpebra può essere dovuto a diversi problemi e comprendere quale sia è una priorità.

Spesso il problema si risolve da sé: nel giro di pochi giorni, infatti, il rigonfiamento si apre senza il nostro intervento, lasciando finalmente fuoriuscire il liquido. È importante non tentare di aprire il rigonfiamento con le proprie mani, poiché l’orzaiolo è infettivo e contagioso; si potrà al massimo tentare di lenire il dolore e accelerare il processo con impacchi tiepidi sull’occhio.

Se il problema non si risolve entro pochi giorni, sarà il caso di intervenire farmacologicamente: i rimedi per l’orzaiolo più diffusi sono sotto forma di pomata o collirio contenenti antibiotici quali Tobramicina, Eritromicina e Vancomicina.

I rimedi naturali

Trattandosi di un disturbo decisamente diffuso, anche la tradizione viene in nostro soccorso: tanti e vari sono infatti i rimedi naturali e della nonna per curare o almeno alleviare i sintomi dell’orzaiolo.

Tra questi, uno dei più diffusi è quello che impiega impacchi di olio extravergine di oliva per alleviare il fastidio: le proprietà benefiche dell’olio, specialmente quelle antinfiammatorie e antidolorifiche, aiutano infatti ad attendere che il problema si risolva senza troppo dolore.

Un altro metodo molto diffuso e anche piuttosto pratico e veloce da mettere in pratica, è quello degli impacchi di tè verde: senza usare cotone o garze, sarà semplicemente necessario immergere in acqua calda il tè come quando si prepara la bevanda, poi attendere che la bustina si raffreddi sino a essere tiepida e infine utilizzarla per impacchi sull’occhio interessato. Questo metodo può essere messo in pratica anche utilizzando la camomilla, rimedio naturale molto diffuso quando si tratta di irritazioni e fastidi oculari.

Infine, se non avete a disposizione nessuno di questi ingredienti, potete alleviare i problemi connessi con l’orzaiolo anche solo con impacchi di acqua calda: sarà sufficiente scaldare l’acqua e immergervi delle garze o un fazzoletto di stoffa prima di applicarle sull’occhio interessato dall’orzaiolo per circa 5 minuti; questo metodo ripetuto più volte al giorno, aiuterà l’occhio a sgonfiarsi, provocando immediato sollievo.

Quanto dura l’orzaiolo?

La buona notizia è che l’orzaiolo in genere, se diagnosticato, tenuto pulito e curato con le apposite pomate consigliate dal medico, ha vita molto breve: si parla di una media di 2-4 giorni prima dell’apertura spontanea del rigonfiamento. Come detto poco sopra, fondamentale è l’attenzione nel tenere pulita la zona, così da non incorrere in un ampliamento o nel prolificare dell’infezione.

Una patologia non grave se diagnosticata per tempo

L’orzaiolo all’occhio può insorgere comunemente sia in adulti che bambini ed è spesso risolto in breve e con poche precauzioni: in caso di rigonfiamento alla palpebra ricordate di rivolgervi al vostro medico di fiducia per una diagnosi immediata e precisa.

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