I disturbi agli occhi non devono mai essere presi alla leggera, anche quelli che inizialmente sembrano poco gravi: un esempio è quello di scoprire una macchia sulla superficie dell’occhio. Può trattarsi di pinguecola, per esempio, che di per sé non è una patologia grave, ma se non risolta può portare a diverse complicazioni, tra cui lo pterigio.

Che cos’è lo pterigio?

Lo pterigio è una patologia dell’occhio consistente in un’escrescenza biancastra sulla superficie della congiuntiva bulbare; se trascurato e lasciato sviluppare nei suoi stadi più avanzati, può arrivare a coprire la superficie trasparente della cornea sino all’iride, rendendola opaca, biancastra e con superficie irregolare. Può essere considerato come una specie di callo oculare.

In particolare, nelle sue prime fasi lo pterigio si manifesta come pallina nell’occhio o macchia biancastra nella zona sul lato nasale della cornea. Sarà poi nel tempo, lentamente e con sviluppo costante, che questo disturbo si estenderà ulteriormente sulla congiuntiva, arrivando a coprire l’iride nelle sue forme più avanzate, ma quasi mai il vertice corneale. Trattandosi di un’escrescenza, lo pterigio può arrivare a danneggiare la visione: nel tempo, infatti, questo disturbo sposta e trascina cellule limbiali verso la cornea, provocando distorsioni della vista.

Lo pterigio è visibile a occhio nudo sotto forma di macchia biancastra, soprattutto quando raggiunge e ricopre porzioni dell’iride.

Sintomi e cause

Nonostante non si tratti di una patologia troppo grave e soprattutto nei suoi primi stadi non abbia sintomi fastidiosi, quando si presenta nei suoi stadi più avanzati può portare a fastidi anche notevoli; tra questi visione distorta, astigmatismo, riduzione della vista e del campo visivo e sensazione di avere qualcosa nell’occhio.

Le cause dello pterigio sono connesse con l’esposizione prolungata degli occhi ad ambienti particolarmente aggressivi, in particolare se caldi e ventosi. Non a caso questa patologia è spesso presente nelle persone anziane (incidenza decisamente più alta dopo i 50 anni) che abitano sul mare e in paesi dal clima molto caldo e secco, nonché nei marinai e negli alpinisti per via dell’esposizione continuativa a climi e situazioni estreme. Non solo: l’insorgere della malattia sembra essere fortemente collegato con l’etnia – ne sono colpite principalmente quella africana, asiatica e sudamericana – e il fatto di aver abitato nei primi anni di vita in zone equatoriali.

Lo pterigio può inoltre insorgere in caso di pinguecola trascurata e in connessione con la sindrome di Turner o monosomia 23, e secondo alcune teorie potrebbe essere l’anticamera per lesioni precancerose e cancerose del limbus.

Cura dello pterigio

È bene mettere in atto una soluzione dello pterigio immediata, appena la patologia viene diagnosticata dal medico. Tra le sue particolarità, infatti, vi sono sia quella dell’essere un disturbo che peggiora nel tempo, sia il suo essere recidivo, ergo di avere ampie possibilità di ritorno nel tempo.

L’unica terapia relativa è quella dell’asportazione dello pterigio tramite intervento ambulatoriale con anestesia locale. Non esistono altri metodi di soluzione di questo disturbo, così come non vi sono farmaci che possano impedirne la formazione; l’unico consiglio relativo alla prevenzione può essere quello di evitare di esporsi a situazioni con clima estremo o di farlo con le dovute precauzioni (per esempio occhiali UV) e di tenere sempre la superficie dell’occhio lubrificata. Per fare questo e per alleviare i fastidi che in alcuni casi lo pterigio può portare con sé, il medico può prescrivere colliri lubrificanti.

Il post intervento

Il recupero dopo l’intervento di asportazione dello pterigio è piuttosto lungo, poiché spesso per evitare il rischio di recidiva si usa l’autotrapianto della congiuntiva, che viene asportata parzialmente da un altro settore dell’occhio. Per settimane il paziente dovrà evitare ogni sfregamento o esposizione dell’occhio a intemperie, e inoltre fare uso di appositi colliri.

È pterigio o astigmatismo?

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