Lo diciamo sempre: l’anatomia oculare è complessa e composta da un numero incredibile di componenti. Non solo: ognuna delle sue componenti a sua volta è costituita a sua volta da altre componenti, in un incrocio di strati, membrane e zone davvero articolato. È il caso della retina, per esempio, che accorpa molte parti; una di queste è la papilla ottica.

Che cos’è la papilla ottica?

La papilla ottica, conosciuta anche come punto cieco della retina, è l’estremità intraoculare del nervo ottico, ossia il punto nel quale il nervo ottico incontra il bulbo oculare. La papilla ha forma ovale allungata con massimo diametro verticale  ed è di colore dal bianco al giallo-rosa; si tratta di una zona in stretto rapporto con arteria e vena centrale della retina. Al suo centro ha una depressione a forma di imbuto chiamata escavazione fisiologica della papilla e dovuta all’apertura delle fibre ottiche che si dividono in quattro parti nella zona retinica. È proprio qui che vena e arteria sono poste ed emergono.

A livello anatomico, la papilla ottica è fondamentale nella diagnostica di patologie della retina e della coroide: durante l’esame del fundus oculi, in particolare, per la sua forma peculiare funziona da punto di riferimento per le altre zone.

Le patologie della papilla ottica: l’edema papillare

La patologia principale legata alla papilla ottica è l’edema papillare, conosciuto anche come edema della papilla ottica e papilledema. Questa patologia consiste nel rigonfiamento della papilla causato dall’aumento della pressione interna al cervello. L’edema papillare è una patologia silenziosa perché, a parte qualche lieve disturbo alla vista, nelle sue prime fasi non comporta problemi fondamentali alla funzionalità oculare, proprio come avevamo visto per esempio nel caso della pressione intraoculare e il glaucoma. Il suo manifestarsi è quindi principalmente a livello anatomico e nella maggior parte dei casi è bilaterale, quindi colpisce entrambi i nervi oculari.

Se trascurato, l’edema papillare può portare a gravissime conseguenze: trattandosi di aumento della pressione, può provocare emorragie e infine atrofia della papilla, con disturbi avanzati del nervo ottico e della vista. Tra gli altri sintomi, che – ricordiamo – non insorgono nei primi stadi del disturbo, vi sono inoltre scotomi, diplopia, offuscamenti, mal di testa.

Non solo: riconoscere e diagnosticare per tempo un edema papillare è fondamentale per rendersi conto di possibili patologie – anche molto gravi – in corso. Tra queste:

  • tumori cerebrali;
  • ascesso encefalico;
  • meningite;
  • emorragia cerebrale;
  • trauma cranico;
  • trombosi

Diagnosi e cura del papilledema

L’edema papillare viene diagnosticato in un primo momento tramite oftalmoscopio; successivamente, quando la diagnosi sembra essere certa, si passa alla Tomografia Computerizzata.

Una volta diagnosticato il disturbo, il medico specialista deve agire immantinente: è infatti molto importante la tempestività di azione volta all’abbassamento della pressione cerebrale. Le metodologie di cura dell’edema della papilla ottica dipendono poi dall’eziologia del disturbo.

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