Una grande fetta della cura dei difetti visivi è rappresentata dalla diagnosi: strumenti come la topografia corneale per esempio, o la OCT – tomografia a coerenza ottica, aiutano i medici specialisti a indagare a fondo il problema e trovare una soluzione. Tuttavia, senza sconfinare negli strumenti tecnologici e all’avanguardia, ve ne sono alcuni da sempre utilizzati per diagnosticare i problemi oculari e che in qualche modo sono simbolo della medicina oculistica: quello più emblematico è probabilmente il famoso oftalmoscopio.

Che cos’è l’oftalmoscopio?

L’oftalmoscopio è con molta probabilità lo strumento di diagnostica oculistica più conosciuto: utilizzato ampiamente dai dottori in oftalmologia sin dalla prima diagnosi soprattutto nella sua forma “diretta”, è uno strumento che permette loro di vedere il fondo dell’occhio. L’analisi tramite oftalmoscopio, conosciuta anche come esame del fundus oculi, è assolutamente non invasiva poiché il medico può osservare il fondo dell’occhio semplicemente osservando attraverso le lenti dello strumento.

L’oftalmoscopio esiste in due varianti:

l’oftalmoscopio diretto: lo strumento che tutti conosciamo utilizzato dai medici oculisti durante l’esame del fundus oculi; nella forma ricorda un bastone con una specie di becco su una delle estremità, ed è composto da un sistema di lenti e una fonte luminosa per illuminare il fondo dell’occhio e osservarlo attentamente.

l’oftalmoscopio “indiretto”, o oftalmoscopio di Schepens: strumento binoculare che permette di osservare il fondo dell’occhio del paziente grazie a un’immagine ingrandita di circa 3 volte, pur se rovesciata.

L’oftalmoscopio indiretto fu il primo modello di oftalmoscopio inventato: il primo a metterne a punto un prototipo fu Charles Babbage nel 1847, ma successivamente il successo dello strumento fu dovuto al medico, fisico e fisiologo tedesco Herman von Helmholtz che lo presentò al pubblico di colleghi nel 1851.

L’oftalmoscopio diretto, invece, venne inventato solo nel 1912 da Willam Noah Allyn e Frederick Welch: illuminato e simile nella forma a quello di oggi, lo strumento ebbe immediato successo in campo medico.

Come funziona un test del fondo dell’occhio?

Il test effettuato tramite oftalmoscopio è semplice e veloce: non dura in genere più di una decina di minuti, è indolore e non invasivo. Prima di effettuarlo, il medico oculista somministra al paziente delle gocce midriache per allargare la pupilla e facilitare quindi la visione del fundus oculi.

Una volta accertatosi dell’avvenuta dilatazione della pupilla, l’oculista fa sedere il paziente e abbassa le luci dell’ambiente ambulatoriale. A quel punto, dopo aver avvertito il paziente della luce intensa che a breve verrà emanata dall’oftalmoscopio, il medico inizia l’esame accendendo lo strumento e illuminando il fondo dell’occhio, in cerca della presenza di irregolarità o problemi.

In quali casi viene usato l’oftalmoscopio?

L’oftalmoscopio è uno strumento piuttosto diffuso e comune nell’ambito della medicina oculistica, e viene utilizzato per diagnosticare tutti quei disturbi che possono lasciare traccia nelle varie strutture che formano la tonaca retinica del bulbo oculare, in particolare i vasi retinici, la macula e la papilla ottica. Può essere utilizzato per tenere sotto controllo e diagnosticare problemi legati a diabete, ipertensione e a tutti i disturbi connessi con l’integrità del fondo oculare.

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